SECRET AND LIES

In questo articolo prenderemo in riferimento la classificazione delle menzogne in base alla motivazione che le sostiene.
Le menzogne si distinguono principalmente in bugie transitorie (di evitamento, di difesa, di acquisizione e bugie di autoinganno) legate all’appartenenza a specifiche età, ruoli e situazioni di vita, e le bugie caratteriali (pseudologie, di timidezza, di discolpa e bugie gratuite) riferite alla storia di vita del mentitore e alla sua personalità, dunque tendono ad essere più stabili, ricorrenti e pervasive (Lewiss, & Saarni, 1993).

Vediamole insieme:
– Bugie di evitamento: muovono dalla motivazione di evitare una punizione, un conflitto, un rifiuto o per difendere la propria privacy. Le menzogne per evitare una punizione si ritrovano nelle persone adulte, ma soprattutto nei bambini, i quali imparano già verso i 2,3 anni a mentire quando si rendono conto di aver commesso una trasgressione punibile. Le menzogne per evitare un conflitto e/o un rifiuto si ritrovano spesso nell’adulto e vengono utilizzate nella sfera lavorativa, sociale o familiare per evitare di entrare in conflitti senza fine dannosi per qualsiasi tipo di relazione interpersonale. Infine, le bugie per difendere il proprio privato, riguardano prevalentemente adolescenti ed adulti, nascono dal bisogno di preservare un senso di indipendenza, di autonomia e di libertà personale, sono comportamenti protettivi che restituiscono al mentitore una percezione di controllo relazionale sull’altro preservando la propria autonomia e il proprio vissuto.

– Bugie di difesa o innocenti: partono dalla motivazione di una persona di proteggere il proprio sé o i sentimenti di persone amate. Pensiamo ai complimenti che i bambini ricevono di fronte ai loro primi scarabocchi, oppure, se a Natale riceviamo un regalo che non ci piace, difficilmente lo comunicheremo alla persona che ce l’ha regalato; è più verosimile che dissimulando la delusione, ci mostreremo contenti. Soprattutto gli adulti mentono per cortesia, ma i bambini imparano questa regola sociale precocemente tramite un’istruzione diretta o per osservazione dei comportamenti dei genitori.

– Bugie di acquisizione: muovono dal bisogno di sentirsi approvati, la motivazione sottostante è quella di migliorare e/o aumentare l’immagine della persona che la racconta, di accedere a un’immagine di sé perduta o inaccessibile, il tutto per ottenere un vantaggio personale. La persona potrebbe inventarsi di appartenere a una famiglia molto benestante, di avere conoscenze importanti, oppure potrebbe attribuirsi maggiori meriti scolastici o lavorativi per accaparrarsi un posto di lavoro. E’ un tipo di menzogna considerata normale nell’infanzia e fino a quando occupa un posto ragionevole nell’immaginazione del bambino. Tale comportamento viene considerato comprensibile fino ai 6 anni, la sua continuità oltre tale età potrebbe invece evidenziare psicopatologie, come ad esempio il disturbo narcisistico di personalità.

– Bugie di autoinganno: partono dalla motivazione di proteggere il proprio sé, hanno l’effetto di un “anestetico psicologico” ossia hanno lo scopo di non prendere una totale consapevolezza di parti del proprio funzionamento mentale e comportamentale, o di non prendere coscienza di certi aspetti o situazioni della nostra vita per le quali, si potrebbe provare disagio. Secondo De Cataldo e Gullotta (2009)

L’autoinganno è in primo luogo uno stato nel quale si determina una divergenza tra ciò che il soggetto che mente sa, sia pure a livello inconsapevole, e ciò che egli riconosce. Tale meccanismo impone di accettare il fatto che una persona creda allo stesso tempo ad una proposizione e alla proposizione che la nega.
Chi pratica l’autoinganno non da rilievo alle motivazioni più valide a livello razionale, ma quelle maggiormente funzionali per il raggiungimento del proprio benessere e dei propri desideri.
– Pseudologie fantastiche: meglio conosciute come “bugie patologiche”, muovono dalla motivazione di auto accrescimento della propria autostima o per proteggersi dal giudizio altrui. Diversi studi (Colombo, 1996; Treanor, 2012) definiscono tali menzogne come abituali, intenzionali e facilmente mascherabili in quanto poggiate su costruzioni di natura complessa e fantasiosa, che vengono vissute dal soggetto come reali. Sono dunque bugie a cui lo stesso autore crede, possono riguardare i più svariati eventi o argomenti e, a differenza delle bugie di acquisizione, non vengono dette per ottenere un vantaggio sociale. E’ una bugia caratteristica delle personalità istrioniche, che si ritrova anche nei bugiardi patologici e nella sindrome di Mùnchausen.

– Bugie di timidezza: una motivazione che può spingere una persona a raccontare bugie è la timidezza. Le persone timide solitamente sono caratterizzate da una concezione di base di sé negativa, possono affrontare le situazioni sociali con la sensazione di essere inferiori rispetto alla maggior parte delle altre persone. Questa lettura della realtà può portarli a raccontare bugie per apparire migliori agli occhi degli altri, per evitare situazioni sociali o attività considerate imbarazzanti e dove potrebbero sentirsi al centro dell’attenzione e inadeguati.

– Bugie di discolpa: muovono dal bisogno di discolparsi da insinuazioni più o meno fondate. Sono una tipologia di bugie diffusa nei bambini, ma si riscontra anche negli adulti solitamente caratterizzati da un’idea di sé come inferiori e incapaci di gestire le proprie responsabilità di azione.

– Bugie gratuite: sono bugie che apparentemente non hanno una motivazione che le sostiene, vengono dette con lo scopo di divertire, per allegria o per dare sfogo alla fantasia. Potrebbero sottolineare il bisogno di attenzione o il bisogno di sentirsi capaci e ben visti agli occhi degli altri.

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TRATTO DA: https://www.stateofmind.it/2016/10/menzogna-motivazioni-benessere-psicologico/

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