La Fontana di Trevi

La Fontana di Trevi è la più grande e una fra le più note fontane di Roma e tra le più celebri fontane del mondo.

La fontana, progettata da Nicola Salvi è addossata ad un lato di Palazzo Poli (più propriamente Palazzo Conti di Poli), fu incominciata da Nicola Salvi (il concorso indetto da papa Clemente XII nel 1731 era stato vinto dallo scultore francese Lambert-Sigisbert Adam, ma due versioni esistono: una afferma che il papa non voleva affidare l’opera a un straniero, l’altra che Adam doveva ritornare in Francia (consultare l’articolo “Adam” sull’enciclopedia Treccani o Caroline Brooks in Roma-Parigi, Accademia di San Luca, 2016, p. 40) nel 1732 e completata nel 1762 da Giuseppe Pannini e stilisticamente appartiene al tardo barocco. La fontana è stata costruita con travertino, marmo, intonaco, stucco e metalli.

Descrizione
Il tema dell’intera composizione è il mare. È inserita in un’ampia piscina rettangolare dagli angoli arrotondati, circondata da un camminamento che la percorre da un lato all’altro, racchiuso a sua volta entro una breve scalinata poco al di sotto del livello stradale della piazza. Il Salvi ricorse al sistema della scalinata per compensare il dislivello tra i due lati della piazza: il lato sinistro (quello verso il colle del Quirinale) è infatti molto più elevato rispetto all’altro, tant’è che si è anche dovuto ricorrere a un breve parapetto per delimitare la strada, parzialmente coperto da rocce, su una delle quali è scolpito uno stemma Cardinalizio raffigurante un leone rampante.

La scenografia è dominata da una scogliera rocciosa che occupa tutta la parte inferiore del palazzo, al cui centro troviamo una grande nicchia delimitata da colonne che la fa risaltare come fosse sotto un arco di trionfo. Qui si erge una grande statua di Oceano di Pietro Bracci (1759-1762, su progetto iniziato da Giovanni Battista Maini), dalle forme muscolose ed opulente e dallo sguardo fiero ed altezzoso: il dio, ammantato in un drappo che gli copre appena il bacino e il pube, è colto mentre incede su un cocchio a forma di conchiglia trainato da due cavalli alati, soprannominati rispettivamente «cavallo agitato» (quello di sinistra) e «cavallo placido», in riferimento agli analoghi momenti del mare a volte calmo e a volte burrascoso. Ai lati della grande nicchia centrale vi troviamo altre due nicchie, più piccole, occupate dalle statue della Salubrità (alla sinistra di Oceano) e dell’Abbondanza (alla destra di Oceano), quest’ultima raffigurata mentre regge il simbolico corno colmo di frutti e monete. Entrambe queste statue sono di Filippo Della Valle. Le tre nicchie sono delimitate da quattro grosse colonne.

Sempre ai lati dell’arco principale, sopra le due nicchie, sono collocati due pannelli a bassorilievo, raffiguranti Agrippa nell’atto di approvare la costruzione dell’acquedotto dell’Aqua Virgo di Giovan Battista Grossi (sopra la statua dell’Abbondanza). E la «vergine» che mostra ai soldati il luogo dove si trovano le sorgenti d’acqua, di Andrea Bergondi (sopra la statua della Salubrità). La fontana, inoltre, è ornata da numerose decorazioni in marmo raffiguranti specie vegetali: vi troviamo, infatti, una pianta di cappero sulla facciata di Palazzo Poli, un fico selvatico radicato in cima alla balaustrata, un cespuglio di verbasco, un fico d’India, quattro tralci di edera, calte e canne di lago, un tronco di quercia sotto la statua della Salute, un carciofo, una vite con quattro grappoli d’uva, una colocasia che galleggia sull’acqua, un fico, un ciombolino e un gruppo di piante sempreverdi dove termina la scogliera di travertino. L’intera composizione è completata da una lumaca che striscia sulla colocasia e da una lucertola che si nasconde in una piccola cavità aperta sulla facciata.

Le quattro grandi colonne corinzie sorreggono il prospetto superiore, sul quale si trovano, in corrispondenza di ogni colonna, quattro statue allegoriche più piccole: da sinistra a destra, l’Abbondanza della frutta di Agostino Corsini, la Fertilità dei campi di Bernardino Ludovisi, la Ricchezza dell’Autunno di Francesco Queirolo e l’Amenità dei giardini di Bartolomeo Pincellotti (1735). Nel mezzo, tra le due statue centrali, sormontata da un imponente stemma araldico Corsini di papa Clemente XII sorretto da due rappresentazioni della Fama di Paolo Benaglia, è posta la grande iscrizione commemorativa-inaugurativa che il pontefice volle apporre un po’ frettolosamente:

(LA)
«CLEMENS XII PONT MAX
AQVAM VIRGINEM
COPIA ET SALVBRITATE COMMENDATAM
CVLTV MAGNIFICO ORNAVIT
ANNO DOMINI MDCCXXXV PONTIF VI»

(IT)
«Nell’anno del Signore 1735, sesto del proprio pontificato, Clemente XII P.M. adornò con un’opera meravigliosa l’acquedotto vergine, celebre per la [propria] abbondanza e salubrità.»

La mossa scogliera in travertino, animata da essenze vegetali e animali scolpiti, vivificata dallo scorrere copioso dell’acqua, è realizzata al pari delle sculture da artisti di ambito berniniano come Maini, Pincellotti, Bracci, Della Valle. Questi insieme con uno stuolo di artefici dalle diversificate specializzazioni (stagnari, ottonari e argentieri, falegnami, pittori, scalpellini, intagliatori…) furono dal Salvi magistralmente diretti e organizzati. Nella parte centrale l’ordine unico corinzio, tipologicamente riferibile agli archi di trionfo romani, ripartisce lo spazio in riquadri laterali con le sculture e i bassorilievi relativi alla storia della scoperta e della conduzione dell’acqua Vergine.

La grande statua di Oceano
L’acqua sgorga dalle rocce in diversi punti: sotto il carro di Oceano va a riempire tre vasche, prima di riversarsi nella piscina maggiore. Le tre vasche non facevano parte del progetto originario del Salvi, ma vennero aggiunte a seguito delle modifiche apportate da Giuseppe Pannini, che lo sostituì dopo la morte. Altra modifica sostanziale riguardò i soggetti delle due statue laterali, che rappresentavano inizialmente Agrippa e la «vergine Trivia».

Data l’ampiezza e la complessità dell’opera, molti furono gli scultori impegnati nella realizzazione dei vari gruppi statuari.

La fontana, progettata da Nicola Salvi è addossata ad un lato di Palazzo Poli (più propriamente Palazzo Conti di Poli), fu incominciata da Nicola Salvi (il concorso indetto da papa Clemente XII nel 1731 era stato vinto dallo scultore francese Lambert-Sigisbert Adam, ma due versioni esistono: una afferma che il papa non voleva affidare l’opera a un straniero, l’altra che Adam doveva ritornare in Francia (consultare l’articolo “Adam” sull’enciclopedia Treccani o Caroline Brooks in Roma-Parigi, Accademia di San Luca, 2016, p. 40) nel 1732 e completata nel 1762 da Giuseppe Pannini e stilisticamente appartiene al tardo barocco. La fontana di Trevi è stata costruita con travertino, marmo, intonaco, stucco e metalli.

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