CAMPO DI GRANO CON VOLO DI CORVI – VAN GOGH

Una tempesta, quasi come un presentimento di lutto, si sta per abbattere su un campo di grano dal quale si leva, cupo e tenebroso, uno stormo di corvi neri in un basso volo disordinato, quasi come se fossero avvoltoi su un cadavere. È noto che l’artista nutriva un profondo rispetto nei confronti delle forze della natura, e questo spiega perché dipinse cieli agitati in molte delle sue opere: egli infatti riteneva che il soggetto fosse dotato di un incalcolabile potenziale artistico se riprodotto su tela. Il campo di grano, sconquassato senza pietà dal vento, è stato realizzato mediante vere e proprie frustate di giallo, mentre il cielo, inizialmente terso, è ora foriero di burrasca, a tal punto da essere offuscato dall’intenso colore nero delle nubi che, inesorabilmente, si calano ostili e minacciose.

Il campo di grano è inoltre solcato da tre sentieri serpeggianti: il primo nell’angolo in basso a sinistra, il secondo al centro e il terzo nell’angolo in basso a destra. Si noti come i due sentieri laterali sembrano non avere né un punto d’origine né tanto meno sembrano condurre ad un punto preciso del quadro. Questa triplice diramazione, infatti, allude metaforicamente alle alternative annientatrici e terribili che hanno gravato incessantemente sulla vita di van Gogh, il quale – da vero e proprio «discepolo dell’angoscia», nel senso kierkegaardiano del termine – ha faticato a scegliere tra le inconciliabili alternative esistenziali e professionali che ha avuto davanti, le quali spesso conducevano a direzioni diametralmente opposte e inconcludenti, per poi riconoscersi e attuarsi nella possibilità artistica, con la quale ha smesso di reprimere e soffocare le sue tensioni interiori.[6] Il viottolo al centro, che nel corso degli anni è risultato essere il più gravido di interpretazioni, rappresenta una strada senza via d’uscita, potenzialmente percorsa da chi non ha alcuna meta ove andare e non sa nemmeno cosa cercare e che, proprio per questo, rappresenta al meglio la forte angoscia esistenziale che inquietava il pittore. Così egli stesso descrisse la tela in una delle lettere al fratello Théo: «Sono campi estesi di grano sotto cieli agitati e non avevo bisogno di uscire dalla mia condizione per esprimere tristezza e solitudine estrema».

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